PROCESSO A CONTE? SOLO UNA FARSA A FINE ELETTORALE


PERCHE LA COMMISSIONE SUL COVID?

Immagina che la politica italiana sia una gigantesca partita di calcio di Serie A, e che quello che sta succedendo in Parlamento sia un lunghissimo e acceso VAR al rallentatore su una partita giocata nel 2020: la pandemia di Covid-19.

​Al centro del campo ci sono due "capitani" che si stanno affrontando a muso duro: Giorgia Meloni (l'attuale Presidente del Consiglio) e Giuseppe Conte (l'ex Presidente del Consiglio che guidava l'Italia durante i lockdown).

​La storia in breve: di cosa stanno litigando?

​La maggioranza di governo guidata da Giorgia Meloni ha creato una Commissione d'inchiesta parlamentare per indovinare e analizzare tutto ciò che è stato fatto durante il Covid.

  • La posizione di Giorgia Meloni: Dice che fare chiarezza su come sono stati spesi i soldi e su come sono stati gestiti i lockdown è un "dovere verso la Nazione" e che i cittadini italiani hanno il diritto di sapere la verità.
  • La risposta di Giuseppe Conte: Risponde che la Commissione non vuole trovare la verità, ma è solo un "plotone di esecuzione" politico fatto per attaccare lui. E aggiunge una frecciata: «Io sono venuto qui e ho risposto per 5 ore a tutte le domande. Tu, Meloni, perché non trovi 5 minuti per spiegare i guai giudiziari dei tuoi ministri (come Delmastro o la Santanchè)?».

​Le 3 regole per capire davvero la questione (senza farsi fregare)

​Se vuoi capire da che parte sta la ragione tecnica e come funziona uno Stato, devi tenere a mente tre cose fondamentali:

​1. Il gioco delle regole e della catena di comando

​Durante un'emergenza gigantesca come una pandemia, chi governa non può inventarsi le cure. Un Presidente del Consiglio non è un medico.

  • ​Il Premier si fida del Ministro della Sanità (all'epoca Roberto Speranza).
  • ​Il Ministro della Sanità si fida degli scienziati e dei medici (il Comitato Tecnico Scientifico).

​Se il Premier segue quello che dicono i medici ufficiali, sta facendo il suo dovere di "capo squadra". Accusarlo anni dopo per dettagli tecnici scientifici sarebbe come dare la colpa all'allenatore se un giocatore sbaglia un rigore: l'allenatore dà la strategia, ma la palla la calcia il tecnico. Tra l'altro, la Magistratura (i giudici veri) ha già esaminato tutto e ha archiviato le accuse, dicendo che il governo dell'epoca ha agito nell'emergenza senza commettere reati.

​2. Il "trucco" della mappa (il ruolo delle Regioni)

​In Italia la Sanità non è gestita solo da Roma, ma soprattutto dalle Regioni. Le decisioni sugli ospedali, sulle ambulanze e sulle terapie intensive le prendono i Presidenti di Regione.

Quando la maggioranza ha scritto le regole per questa Commissione, ha escluso di indagare sulle Regioni. Perché? Perché molte delle regioni più colpite (come la Lombardia) erano e sono governate dal centrodestra. È un po' come fare un'indagine su una rapina in banca, ma decidere per legge che è vietato guardare le telecamere del piano terra!

​3. Il doppio standard della trasparenza

​È qui che nasce la polemica più accesa. Conte dice in sostanza: è troppo facile chiedere "trasparenza" e fare i processi al passato per le cose accadute 4 anni fa, quando poi oggi si fa finta di niente sulle cose che succedono nel proprio spogliatoio.

​In sintesi

​Quello a cui stiamo assistendo non è solo un dibattito sulla salute, ma una classica battaglia d'immagine politica: da una parte c'è chi usa le istituzioni per mettere sul banco degli imputati la gestione del passato; dall'altra c'è chi difende le scelte fatte in una situazione mai vista prima, ricordando che la politica dovrebbe misurarsi con la stessa severità sui problemi del presente.



VUOI APPROFONDIRE?


​La distinzione dei ruoli e la deriva della propaganda

​Lo scontro politico attorno alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid rischia di smarrire il senso primo del diritto pubblico e della prassi di governo. Nella polemica politicista che contrappone la maggioranza all'opposizione, si tende a confondere la responsabilità di indirizzo politico e di sintesi esecutiva con la responsabilità tecnica delle decisioni di settore.

​Un Presidente del Consiglio chiamato ad affrontare un'emergenza pandemica globale e senza precedenti storici recenti non agisce come un perito sanitario, né come un commissario straordinario alle forniture. Il capo del governo è, per dettato costituzionale e logica istituzionale, un gestore e coordinatore dell'emergenza politicofunzionale.

​Nell'esercizio di tale funzione, il Presidente della Delegazione di Governo segue un protocollo istituzionale obbligato:

  • L'affidamento al Ministro competente: La gestione della tutela della salute pubblica fa capo direttamente al Ministro della Salute pro tempore, titolare del dicastero e responsabile dell'organizzazione della macchina sanitaria nazionale.
  • L'ancoraggio alla Comunità Scientifica: Il Ministro della Salute e l'Esecutivo non decidono in base a discrezionalità ideologica, ma si avvalgono e si affidano alle indicazioni delle strutture scientifiche e tecniche ufficiali (Comitato Tecnico Scientifico, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Superiore di Sanità).

​La piramide della responsabilità istituzionale

​In un assetto democratico e amministrativo ordinato, la valutazione dell'operato dell'Esecutivo non può prescindere da una chiara distinzione dei livelli: 

1 PRESIDENTE DEL CONSIGLIO     

Sintesi politica dell'Emergenza

2 MINISTRO DELLA SALUTE            

Indirizzo Sanitario e Amministrativo

3 COMITATO TECNICO SCIENTIFICO (CTS)

Valutazione Scientifica ed Epidemiologica


  1. Il Vertice Politico (Presidente del Consiglio): Valuta l'impatto generale delle misure sul tessuto sociale ed economico, assumendosi la responsabilità politica primaria di bilanciare le libertà fondamentali e la tenuta democratica del Paese attraverso gli atti d'indirizzo (DPCM e decreti-legge).
  2. Il Vertice Dicasteriale (Ministro della Salute): Coordina la filiera amministrativa e attuativa delle politiche sanitarie, interfacciandosi con le strutture territoriali e con i vertici della tecnocrazia della salute.
  3. La Comunità Scientifica e Tecnica: Rilascia i pareri epidemiologici, valida i protocolli e fornisce le basi oggettive sui cui poggiano le scelte politiche.


​Il vizio logico del "Processo Retroattivo"

​Pretendere di addebitare direttamente al vertice politico le minute controversie procedurali, gli intoppi di natura contrattuale o le divergenze sui singoli dettagli di natura medico-scientifica costituisce un'evidente forzatura logica e giuridica.

​Se il Presidente del Consiglio si sostituisse ai tecnici o scavalcasse la comunità scientifica validata, verrebbe accusato di arbitrio e incompetenza. Se invece — come impone il buon senso istituzionale — si attiene alle indicazioni e alle relazioni formalizzate dagli organismi tecnici e dal Ministero competente, non gli si può imputare a posteriori la responsabilità diretta di singole discrepanze operative o amministrative attuate lungo la catena di comando.

​Una Commissione d'inchiesta che ambisca a mantenere un profilo istituzionale e non di mero giudizio politico dovrebbe dunque distinguere nettamente tra:

  • ​La scelta di fondo dell'Esecutivo di affidarsi alla scienza e alla catena di comando ministeriale (scelta incensurabile sotto il profilo della diligenza di governo).
  • ​La gestione tecnica e amministrativa degli organi esecutivi e dei singoli dicasteri, i cui atti rispondono a logiche funzionali precise e ben delimitate.

​Far decadere questa distinzione significa trasformare l'analisi di una grande crisi nazionale in un'operazione di ribaltamento retroattivo dei ruoli, ove si pretende che la politica risponda di valutazioni tecniche che per legge e per natura competevano agli organi consultivi pro tempore vigenti.


DOCUMENTAZIONI 

Video Bergamo


La «rimozione delle responsabilità locali» non è un semplice sospetto, ma una certezza documentata dalla stessa storia legislativa dell'organismo d'inchiesta. È qui che l'operazione condotta dalla maggioranza mostra la sua natura più iniqua e asimmetrica.

​1. La "prova regina": l'emendamento del testo base che ha cancellato le Regioni

​I dettagli contabili e normativi rivelano come la maggioranza di centrodestra abbia deliberatamente blindato l'inchiesta parlamentare per tutelare i propri amministratori territoriali:

  • La riscrittura del testo base (Aprile 2023): Durante la discussione alla Camera, la relatrice della legge istitutiva (Alice Buonguerrieri, FdI) ha presentato una riscrittura del testo da cui sono stati espuniti all'ultimo momento i riferimenti al ruolo degli "enti territoriali" e dei "decisori politici a ogni livello".
  • L'effetto giuridico: Per legge (Legge 5 marzo 2024, n. 22), la Commissione è stata istituita senza la facoltà di indagare sui governi regionali.
  • La censura istituzionale: Sebbene la Sanità in Italia sia una competenza esclusiva delle Regioni (ai sensi del Titolo V della Costituzione), l'organo parlamentare è nato con il divieto di esaminare la gestione dei sistemi sanitari locali, le delibere regionali, la gestione delle RSA o il funzionamento della rete ospedaliera del territorio.

​2. Il doppiopesismo sui fatti simbolo: Alzano, Nembro e la Lombardia

​L'iniquità del metodo emerge chiaramente confrontando l'oggetto del dibattito mediatico con i bilanci delle inchieste giudiziarie:

  • I fatti d'inizio emergenza (Marzo 2020): La mancata istituzione della "zona rossa" nei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro fu terreno di uno scontro diretto: la Regione Lombardia (a guida centrodestra) possedeva l'autorità legale e amministrativa per chiudere i comuni (come fecero autonomamente altre Regioni), ma evitò di assumersi la responsabilità politica e operativa, attendendo la decisione di Roma.
  • L'assoluzione dei PM e l'oblio parlamentare: Quando la Magistratura (con l'Inchiesta di Bergamo) ha vagliato gli atti, la posizione di Giuseppe Conte e Roberto Speranza è stata archiviata con formula piena dal Tribunale dei Ministri di Brescia ("il fatto non sussiste"), riconoscendo l'assenza di dolo o colpa penale e la complessità di bilanciare le libertà costituzionali nell'emergenza.
  • Il paradosso: La maggioranza di governo usa la Commissione per riaprire e ridiscutere unicamente le responsabilità del governo centrale — già sviscerate e prosciolte dai giudici — oscurando totalmente il ruolo e i ritardi gestionali delle giunte regionali di centrodestra nella prima e più drammatica fase del contagio.

​3. La diagnosi editoriale: una clava a metà

​Questa chirurgica delimitazione dei compiti trasforma l'organismo in una "clava politica monca":

La trappola della narrazione: Una Commissione d'inchiesta che pretende di analizzare una crisi sanitaria globale rimuovendo dal quadro chi controllava gli ospedali, i reparti di terapia intensiva, i protocolli delle RSA e la medicina territoriale non cerca la verità. Cerca un colpevole politico prestabilito, tutelando la propria parte e violando il principio di obiettività delle Istituzioni.


​Sulla gestione penale e l'archiviazione delle posizioni dei vertici del governo di allora, questo servizio dell'Inchiesta Covid del Tribunale dei Ministri offre la sintesi del dispositivo dei giudici bresciani, fondamentale per cogliere il contrasto tra l'esito della Magistratura e la narrazione della Commissione.


Analizzando nel dettaglio e con l'enfasi tipica di una linea di condanna editoriale, la "consistenza del confronto" mette a nudo la profonda sproporzione tra la sostanza istituzionale offerta da Giuseppe Conte e l'operazione d'immagine allestita dalla maggioranza:

​1. La sostanza del merito: ore di risposta tecnica e atti depositati

  • Un'esposizione fiume: L'ex premier si è sottoposto a lunghissime sessioni d'audizione (oltre 5 ore nel solo confronto di agosto), smontando punto per punto le tesi accusatorie. Non si è limitato a dichiarazioni politiche, ma ha ricostruito la catena di comando, i pareri del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) e i bilanciamenti costituzionali adottati nei momenti più drammatici della pandemia.
  • La controffensiva sui fatti e sui documenti: L'approccio di Conte è stato documentale. Anziché subire il processo, ha capovolto il piano d'attacco depositando verbali e contratti (come i dossier sulle forniture di mascherine) e chiamando in causa gli atti formali dello stesso governo in carica per sbloccare o gestire transazioni milionarie. Ha dimostrato che le decisioni operative del 2020 non furono arbitrarie, ma ancorate a protocolli di emergenza sanitaria scientificamente sostenuti.

​2. La strategia della maggioranza: la costruzione del "tribunale mediatico"

  • Dalla ricerca della verità alla caccia al colpevole: Il centrodestra ha affrontato la Commissione non come una sede di analisi tecnico-amministrativa per migliorare la risposta del Servizio Sanitario Nazionale a future crisi, ma come una passarella di propaganda. L'obiettivo primario è stato fin da subito costruire una narrazione retroattiva ad uso e consumo delle telecamere e dei social network.
  • Slogan contro dati: A fronte di risposte dettagliate e riferimenti normativi presi in emergenza, parlamentari e dirigenti di maggioranza hanno rilanciato con accuse ad alto impatto emotivo, virando la discussione sulle "libertà negate" dai DPCM o su casi isolati di appalti, nel tentativo di sovrapporre la dimensione del giudizio politico a quella del sospetto giudiziario (già azzerato dalle archiviazioni della Magistratura).

​3. Il corto circuito della "farsa istituzionale"

  • L'uso dei cavilli procedurali: La gestione dell'agenda e dei lavori da parte della presidenza di commissione (affidata al centrodestra) ha mostrato la volontà di mantenere vivo il rumore di fondo. Il rinvio continuo delle sedute e il costante uso di "provocazioni regolamentari" serve a garantire che il caso rimanga sui giornali senza mai arrivare a un bilancio scientifico o istituzionale serio.
  • La forza della presenza diretta: Sottoponendosi per ore alle griglie di domande della maggioranza senza sottrarsi, l'ex premier ha messo in evidenza la fragilità della tesi inquisitoria: quando la narrazione propagandistica si scontra con la precisione dei verbali d'emergenza, il processo mediatico si squaglia, lasciando allo scoperto la natura puramente politica dell'operazione

Ecco l'analisi e la raccolta delle fonti principali relative all'argomento del «doppio standard sulla trasparenza», un cardine della critica mossa da Giuseppe Conte e regolarmente evidenziata dalle analisi de Il Fatto Quotidiano.

​1. Il nucleo della contestazione

​Il punto centrale sollevato dalle opposizioni e dalle testate d'inchiesta è il contrasto tra l'atteggiamento tenuto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle vicende del passato rispetto a quelle del presente:

  • Sul passato (Pandemia): Invoca il «diritto alla verità» della Nazione per pretendere la massima trasparenza, promuovendo commissioni d'inchiesta per esaminare l'operato dei governi precedenti (Conte II).
  • Sul presente (Governo in carica): Viene accusata di adottare un atteggiamento di reticenza, tutela cieca dei propri fedelissimi e rifiuto di riferire in Aula o rispondere sui casi politici e giudiziari che coinvolgono membri del suo partito o esecutivo.

​2. Le fonti e i casi chiave della contrapposizione

​A. Il caso Andrea Delmastro Delle Vedove (Sottosegretario alla Giustizia)

  • La vicenda: Rinviato a giudizio per rivelazione di segreto d'ufficio per aver passato al collega di partito Giovanni Donzelli informazioni riservate del DAP relative al caso dell'anarchico Alfredo Cospito.
  • L'accusa di "doppio standard": Meloni non solo non ne ha chiesto le dimissioni, ma ha difeso pubblicamente l'operato del sottosegretario, fino ai recenti voti e dibattiti parlamentari sull'utilizzo o acquisizione di atti e chat riguardanti la vicenda. L'opposizione rileva come, mentre Conte si sottopone a ore di domande in Commissione Covid, la premier eviti di chiarire la condotta del suo sottosegretario alla Giustizia.

​B. Il caso Daniela Santanchè (Ministra del Turismo)

  • La vicenda: Coinvolta in diverse inchieste giudiziarie riguardanti le società Visibilia e Ki Group (ipotesi di falso in bilancio, truffa aggravata all'INPS sulle cassa integrazioni Covid).
  • L'accusa di "doppio standard": La premier ha rinviato ogni decisione politica all'evoluzione dei singoli passaggi giudiziari, evitando di pretenderne le dimissioni per opportuna responsabilità politica. L'ironia mossa dalle opposizioni sottolinea come le ipotetiche irregolarità sulla cassa integrazione "Covid" commesse dalle aziende della ministra non trovino lo stesso accanimento inquisitorio riservato alla gestione statale dell'emergenza sanitaria.

​C. La condotta nei confronti dei media e dei resoconti pubblici

  • I fatti: Rifiuto reiterato di tenuta di conferenze stampa su singoli casi spinosi e limitazione del confronto parlamentare diretto.
  • La fonte delle critiche: In diverse occasioni e analisi editoriali (tra cui quelle de Il Fatto Quotidiano), viene evidenziato come la richiesta di "verità e trasparenza" da parte del centrodestra sia asimmetrica: pretesa ad oltranza quando serve a mettere in difficoltà gli avversari politici, ma elusa attraverso il "garantismo di comodo" o il silenzio istituzionale quando tocca la propria maggioranza.

​3. Sintesi della posizione di replica (Conte / Fatto Quotidiano)

​La replica di Giuseppe Conte («Io ho risposto per ore, tu hai 5 minuti per Delmastro e Santanchè?») riassume esattamente questo concetto:

Il paradosso della trasparenza: Chi ha governato nella peggiore crisi dal dopoguerra si presenta di persona, rinuncia alle immunità e risponde punto su punto per ore davanti a una commissione avversa; chi governa oggi rivendica la trasparenza per gli altri, ma erige un muro di protezione politica e di silenzio istituzionale attorno ai propri uomini di fiducia rinviati a giudizio o indagati



FONTI

Ecco la raccolta delle principali fonti narrative, legislative e istituzionali che documentano l'accusa di un "uso politico delle istituzioni" nell'istituzione e nella gestione della Commissione d'inchiesta parlamentare sul Covid:

​1. Perimetro d'indagine limitato ed esclusione delle Regioni

​Una delle prime prove citate dal centro-sinistra a sostegno della tesi dell'organismo "a tesi" riguarda le modifiche apportate alla legge istitutiva della commissione.

  • I fatti: Durante l'esame del testo base alla Camera (aprile 2023), la maggioranza ha espunto gli emendamenti e i riferimenti sul ruolo e sull'operato degli enti territoriali e delle Regioni.
  • La contestazione: La sanità in Italia è a gestione regionale. Poiché nella prima e più dura fase della pandemia molte delle regioni più colpite (come la Lombardia) erano guidate da giunte di centrodestra, escluderne l'operato dall'inchiesta parlamentare è stato interpretato come una mossa preordinata a spostare l'attenzione unicamente sulle responsabilità del Governo centrale (Giuseppe Conte e Roberto Speranza).

​2. Nomine e cariche direttive monocolore

  • I fatti: A settembre 2024, la commissione si è insediata ed è stata eletta l'ufficio di presidenza. Presidente è stato eletto Marco Lisei (Fratelli d'Italia), vicepresidente Francesco Ciancitto (Fratelli d'Italia) e segretario Stefano Benigni (Forza Italia).
  • La contestazione: Tradizionalmente le commissioni d'inchiesta ad alto impatto o a forte carattere ispettivo vedono garanzie di rappresentanza per le opposizioni. In questo caso, le forze d'opposizione (M5S, PD, AVS) non hanno votato o hanno abbandonato i lavori, definendo l'organismo un "tribunale politico monocolore" gestito in completa autonomia dalla maggioranza.

​3. Contrasto con gli esiti delle inchieste giudiziarie

  • I fatti: Le principali inchieste giudiziarie sulle scelte della prima fase pandemica — prima fra tutte l'Inchiesta di Bergamo per omicidio ed epidemia colposa a carico di Giuseppe Conte e Roberto Speranza — sono state archiviate con formula piena dal Tribunale dei Ministri di Brescia ("il fatto non sussiste").
  • La contestazione: Il perseguire la tesi di una presunta rilevanza penale o di grave dolo politico attraverso una commissione parlamentare — dopo che la Magistratura ha escluso qualsiasi profilo d'illiceità per l'operato dell'ex premier e dell'ex ministro — viene evidenziato come il tentativo di allestire un "processo politico retroattivo" o un supplizio mediatico al posto di un'analisi tecnica.

​4. Dichiarazioni dei protagonisti e dibattito d'Aula

​Le posizioni espresse direttamente nelle sedute parlamentari costituiscono fonte verbale diretta dell'accusa:

  • Giuseppe Conte (M5S): Durante le dichiarazioni di voto alla Camera e nelle audizioni estive del 2026, ha definito apertamente l'organismo una «farsa» e un «plotone di esecuzione politico» concepito dalla maggioranza sotto la regia della premier Giorgia Meloni per colpire gli avversari.
  • Roberto Speranza (PD): Ha espresso analogo giudizio parlando di un «tribunale politico» ideato per riscrivere a posteriori e a uso di propaganda le dinamiche d'emergenza del 2020.
  • Dichiarazioni dei partiti di maggioranza: Episodi come l'intervento in Aula della deputata Alice Buonguerrieri (FdI) — che arrivò ad affermare erroneamente che Conte e Speranza fossero stati «condannati» (riferendosi in realtà a pronunce amministrative del TAR sull'accesso a verbali della task-force) — sono stati portati dalle opposizioni come prova della volontà di confondere il piano giudiziario con quello politico.

​5. Copertura editoriale de Il Fatto Quotidiano

​Sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, l'evoluzione della commissione è stata costantemente documentata con approfondimenti e posizioni critiche:

  • ​Viene sottolineata la sproporzione tra la rigidità usata nei confronti dell'operato del Governo Conte II e il disinteresse verso il ruolo delle Regioni.
  • ​Viene evidenziato il paradosso per cui l'Istituzione Parlamentare viene impegnata su vicende storiche già vagliate e archiviate dai giudici, mentre la maggioranza respinge o elude le richieste di chiarezza su questioni politiche contemporanee che riguardano direttamente membri dell'attuale esecutivo.

​Per un approfondimento sui momenti più tesi delle sedute d'audizione, puoi vedere questo resoconto dell'audizione di Giuseppe Conte in Commissione Covid, utile per comprendere la contrapposizione tra la ricostruzione della maggioranza e la difesa sui fatti dell'ex premier.


Perché questa analisi


Ecco la sintesi dello scontro:

  • Posizione di Giorgia Meloni: Rispondendo alle accuse di Giuseppe Conte (che aveva definito la Commissione Covid un "plotone di esecuzione" politico nei suoi confronti), la premier ha affermato che la commissione non è un processo alla persona, ma «un dovere verso una Nazione» e che far luce sulla gestione della pandemia e sull'uso delle risorse pubbliche è «un diritto degli italiani».
  • Controreplica di Giuseppe Conte: Il leader del M5S ha evidenziato di essersi presentato in Commissione per rispondere a ore di domande. Ha quindi contrattaccato la premier sui social chiedendole perché non trovi «5 minuti» per chiarire e rispondere all'Italia sui casi giudiziari e politici che coinvolgono i suoi esponenti di governo, come Andrea Delmastro e Daniela Santanchè, e sulle responsabilità dei governi regionali di centrodestra durante la pandemia.
Difetto di informazione 

Un giornalista con la linea editoriale di nota imparzialità, analizzerebbe lo scontro secondo questi punti chiave:

  • Uso politico delle istituzioni: La Commissione d'inchiesta sul Covid viene vista come un organo a tesi, istituito dalla maggioranza di centrodestra con l'intento di allestire un processo politico retroattivo contro Giuseppe Conte e Roberto Speranza, ignorando il contesto emergenziale in cui si trovarono ad agire.
  • Doppio standard sulla trasparenza: Meloni invoca il «diritto alla verità» per la gestione della pandemia, ma evita il confronto pubblico su questioni che coinvolgono direttamente il suo governo e i suoi esponenti di partito (come i casi giudiziari e politici riguardanti Delmastro o Santanchè).
  • Consistenza del confronto: Conte si è sottoposto a ore di audizione rispondendo nel merito, mentre la narrazione della maggioranza puntava a farne un caso puramente mediatico anziché un'analisi tecnica o amministrativa.
  • Rimozione delle responsabilità locali: La narrazione del centrodestra tende a scaricare le colpe unicamente sul governo centrale dell'epoca, glissando sulle scelte operative effettuate dalle regioni a guida centrodestra durante la prima fase dell'emergenza.
Le tue fonti hanno seguito questo percorso istruttorio dei fatti avvenuti?

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