Ma chi rappresenta questo governo che litiga con la Spagna?


​IL CORTOCIRCUITO SULLE FRONTIERE E I RISCHI PER L’ITALIA

di Comitato redazionale 

​Nelle dinamiche della diplomazia europea, il confine tra la fermezza di governo e la spettacolarizzazione politica tende spesso a farsi assai sottile. Il recente strappo tra Roma e Madrid attorno alla gestione delle frontiere e alla sospensione temporanea del trattato di Schengen rappresenta l'ennesima riprova di come le urgenze del consenso interno finiscano per prevalere sulla visione strategica di lungo periodo.

​Al centro dello scontro vi è il dossier dei flussi migratori e il complesso status dell'enclave di Ceuta, una realtà geografica e giuridica dotata di equilibri propri che mal si presta a essere ridotta a semplice vessillo propagandistico. La decisione di reintrodurre controlli di confine ha innescato una reazione a catena: il governo guidato da Pedro Sánchez ha risposto con fermezza, imponendo verifiche straordinarie alle frontiere fino agli inizi di settembre e sollecitando il ripristino delle ordinarie regole di circolazione.

​Il dato politico che emerge con maggiore chiarezza riguarda le conseguenze pratiche di questa escalation verbale e burocratica. A fare le spese di una contesa così accesa non sono certo le reti informali della migrazione irregolare, quanto piuttosto il reticolo quotidiano di turisti, lavoratori residenti e flussi commerciali che animano le tratte aeree e marittime tra la penisola italiana e quella iberica in piena stagione estiva.

​Da Madrid, per bocca di esponenti del governo socialista come la ministra Sira Rego, si levano accuse severe verso la linea di Palazzo Chigi, bollando la scelta di Roma come una rincorsa ideologica priva di reale efficacia governativa. Al di là dei toni accesi — specchio di un'Europa divisa e priva di una politica comune sulle migrazioni —, resta sul fondo una questione irrisolta per l'Italia.

​Per un Paese fondatore dell'Unione, l'isolamento dai partner storici del Mediterraneo costituisce sempre un prezzo elevato. Il rischio, in questa complessa partita diplomatico-elettorale, è che la narrazione del rigore lasci sul campo un danno concreto di reputazione e credibilità, lasciando scoperte proprio quelle esigenze di cooperazione di cui Roma avrebbe, oggi più che mai, estremo bisogno.


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