La frittata italiana


La questione odierna 

Spettabile comitato,
Per decenni siamo stati condizionati a cedere la responsabilità. La responsabilità per la nostra salute, la nostra educazione, la nostra sicurezza, le nostre finanze, il nostro cibo, i nostri figli, le nostre comunità e, in definitiva, il nostro futuro. Ci è stato insegnato che qualcun altro sapeva meglio, che gli esperti si sarebbero occupati delle cose, che le istituzioni avrebbero risolto i nostri problemi e che il nostro ruolo era semplicemente quello di conformarci.

Guardatevi intorno e chiedetevi dove ci ha condotto questo percorso.

L'incubo distopico che molti di noi temono non è stato costruito dall'oggi al domani. È stato costruito un piccolo atto di delega alla volta. Una responsabilità dopo l'altra ceduta. Una decisione dopo l'altra di lasciare che qualcun altro pensi, decida e agisca per nostro conto.

La tirannia non prospera perché esistono poche persone potenti, ma prospera quando milioni di persone capaci smettono di pensare.

La nostra storia d'Italia non è stata costruita dall'oggi al domani. È stata costruita con un piccolo atto di delega alla volta. Una responsabilità dopo l'altra ceduta. Una decisione dopo l'altra di lasciare che qualcun altro pensi, decida e agisca per nostro conto.

La tirannia non prospera perché esistono poche persone potenti, ma prospera quando milioni di persone capaci smettono di governare se stesse.

La risposta è l'autogoverno, e inizia quando smettiamo di aspettare che politici, salvatori o istituzioni ci salvino e accettiamo che la responsabilità per le nostre vite appartiene a noi. La nostra salute è la nostra responsabilità. Le nostre menti sono la nostra responsabilità. Le nostre famiglie, i nostri valori, le nostre comunità e le nostre scelte sono la nostra responsabilità.

Nel momento in cui rivendichiamo quella responsabilità, accade qualcosa di straordinario. Smettiamo di essere vittime delle circostanze e diventiamo invece creatori del nostro stesso destino. Smettiamo di reagire al mondo e iniziamo a plasmarlo.

Una popolazione di persone dipendenti è facile da controllare. Una popolazione di individui forti, indipendenti e autosufficienti è impossibile da schiavizzare.

Qui sta il bellissimo paradosso: l'individualità è la risposta, ma l'unità è la chiave della vittoria.

Non la conformità, non il collettivismo, non la mente alveare. Individui liberi, che pensano per se stessi, che si governano da soli, che si assumono la responsabilità per se stessi, che lavorano volontariamente insieme verso una visione comune.

Immaginate cosa diventa possibile quando milioni di persone decidono di smettere di chiedere il permesso, di smettere di aspettare di essere salvate e di iniziare a tenere le redini delle proprie vite!

Nessuno verrà a salvarci, ma possiamo salvare noi stessi.

Possiamo, e dobbiamo, diventare inarrestabili.

La smettiamo di fare ciò che abbiamo fatto sempre?

Dobbiamo fare tutto l'opposto di quello che abbiamo fatto fino ad oggi o quasi tranne guidare nella parte sinistra della strada le altre cose si possono fare al contrario.

Essere persone libere da imposizioni dal sistema.

Da Dino Caliman 

La risposta 

La diagnosi che emerge da queste righe è, nella sua crudezza, di una linearità impeccabile. Per quarant’anni la politica italiana – e più in generale l'architettura delle democrazie occidentali – ha vissuto su un tacito compromesso: lo scambio tra la delega incondizionata e il miraggio di una sicurezza permanente. È il riflesso di quel "sistema" che ha progressivamente anestetizzato i corpi intermedi, riducendo il cittadino a mero spettatore e consumatore di decisioni altrui.
Tuttavia, l'illusione ottica di un'istituzione-mamma che tutto risolve è definitivamente tramontata sotto i colpi delle crisi sistemiche. La transizione verso l'autogoverno non è dunque un'opzione ideologica, ma una necessità strutturale. Il vero nodo politico, oggi, non è stabilire *chi* debba governare, ma *se* la società civile abbia ancora la forza biologica di governare se stessa, sottraendosi alla logica del sussidio e del consenso facile. Oltre la provocazione di guidare contromano, resta il nucleo duro della questione: senza una profonda riforma morale dell'individuo, la libertà rischia di rimanere un esercizio di retorica.

La Stoccata
Cosa direbbe Gervaso 

Il conformismo è una gabbia d'oro di cui abbiamo perso la chiave, preferendo la sicurezza delle sbarre alla vertigine della libertà.
Ci siamo fatti sudditi per non avere il disturbo di essere sovrani. Ma chi rinuncia a pensare per delega, finisce per vivere per procura. La vera rivoluzione non si fa nelle piazze contro i potenti, ma davanti allo specchio contro le nostre stesse pigrizie.

Cosa direbbe Montanelli
Caro lettore,
la sua filippica contro la delega e il "sistema" ha il merito della franchezza, virtù oggi rara quanto il buon senso. Ma mi consenta di scendere dal pulpito delle buone intenzioni per guardare in faccia la realtà, che è sempre un po' più cinica di come la dipingiamo.
Lei dice che siamo stati condizionati a cedere la responsabilità. È vero. Ma la verità, quella vera e sgradevole, è che agli italiani questa cessione è sempre piaciuta moltissimo. Abbiamo inventato il "tengo famiglia" per giustificare ogni nostra assenza dal bene comune e abbiamo sempre cercato un Padre della Patria – o un comitato di esperti – a cui addossare la colpa dei nostri fallimenti. È comodo gridare alla tirannia quando le cose vanno male; è molto più difficile ammettere che quella tirannia l'abbiamo corteggiata noi, barattando la nostra indipendenza con una manciata di garanzie statali e un posto al sole.
L'idea di fare l'esatto contrario di ciò che si è sempre fatto – tenendo la destra sulla strada, per carità, che di incidenti ne abbiamo già troppi – è affascinante. Ma l'indipendenza non è un abito che si indossa la mattina per decreto. È una disciplina quotidiana, un muscolo che si è atrofizzato a forza di stare seduti nelle sale d'attesa del potere a chiedere favori anziché diritti.
Ben venga l'individuo forte e autosufficiente. Ma ricordiamoci che la libertà è un fardello pesante: richiede solitudine, giudizio e, soprattutto, il coraggio di non avere nessuno da incolpare quando si sbaglia. Se siamo pronti a questo, allora sì, potremo dirci liberi. Altrimenti, continueremo a cambiare padrone sperando che il prossimo sia solo un po' più generoso.


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